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Autrice

 

 

" Non sono fatto come nessuno

di quelli che ho incontrati;

oso credere di non essere

come nessuno di quanti esistono.

Se non valgo di più, sono almeno diverso. 

Se la natura abbia fatto bene o male

rompendo lo stampo nel quale mi ha colato,

non si può giudicare che dopo avermi letto…”

 

(J. J. Rousseau, Confessions)

 

 

 

 

Premessa

 

“Non ci si spiega, ci si intuisce” (Flaubert)

 

 

E’ difficile per uno scrittore raccontarsi. Lo è ancora di più per me, che di uno scrittore non ho neanche l'ombra e, anzi, ora che muovo traballante i primi passi nel mondo dell’editoria già mi scopro impacciata nel tentativo di tirare su carta le fila della mia giovanissima esistenza.

Ci sono persone che amano parlare di sé, che godono nello scoprire la propria più intima identità e darla in pasto ai lettori. Ebbene, io no, non sono così. Una delle mie convinzioni più profonde è che al mondo, ormai, ci sia rimasto ben poco da scoprire. Perché, allora, toglierci quel gusto irresistibile di scovare e di scavare in prima persona nel poliedrico universo dell’animo umano? Perché imporsi, raccontarsi, svelarsi, quando una delle cose più affascinanti che la vita ci offre in silenzio è intuire da soli cosa si nasconda dietro ad un sorriso, fra le ciglia di uno sguardo o in mezzo alle pagine di un romanzo?

 

 

Sto, ancora una volta, ragionando da lettrice innanzi tutto: ho ben presente il rischio della cocente delusione che si può provare nel conoscere l’autore o l’autrice di quel tale libro che involontariamente ci ha trasmesso una determinata figura d’artista (e quant’è brutto accorgersi che, a confronti fatti, proprio non corrisponde all’ideale...). E dunque mi ritrovo costretta a correre questo rischio anch’io, senza sapere per altro chi vi aspettereste dietro l’inchiostro marcio di Metamorfosi.

Tutto ciò che posso fare è fornirvi qualche indizio, dei suggerimenti, una serie di tracce che compongano una sorta di vaga idea sulla mia identità. Ma vi dico subito che potete benissimo saltare questa parte e continuare a immaginarmi proprio come meglio preferite.

 

 

 

Qualcosa di me

 

"Le uniche persone per me sono i matti...

Quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai un luogo comune,

ma bruciano, bruciano come candele romane gialle e favolose,

che esplodono come ragni fra le stelle"

(J. Kerouac)

 

 

…Avete proprio deciso di indagare sulla mia delirante identità? Ebbene sarete accontentati. Forse... Ok, come non detto, ma spostate la lampada dal mio viso che la luce mi sta abbagliando: giuro che parlo.

 

Anni? La sottoscritta ha appena compiuto clamorosamente ventidue anni, ma ne aveva diciannove all’uscita del romanzo, e poco più di diciotto quando entrò nel bar di Frankie per la primissima volta, descritta dettagliatamente qui. 

 

Professione? Giornalista pubblicista, laureata squattrinata di Filosofia e "scrittrice esordiente". Così dicono.

 

Città? Roma, amorevolmente Roma. Ma la fissità non è qualcosa che mi caratterizza, né tanto meno la stabilità: a volte giro per il mondo in cerca di non luoghi, come quelli in cui si muovono i miei personaggi.

 

Passioni? Scrittura, cinema, giornalismo, filosofia, letteratura, teatro, poesia, arte...

 

Occupazioni? Collaboro attualmente con diverse testate, cartacee e online, quotidiani e mensili (ma anche radio), occupandomi di cultura, con particolare attenzione alla critica cinematografica.

Una passione nata fra i banchi di scuola, grazie ai giornali d’istituto – fra cui uno, che ho avuto il piacere di fondare e poi dirigere per un paio d'anni: Mr. Hyde, la mia prima piccola/grande creatura "freepress". Sempre in ambito studentesco, mi è capitato di vincere qualche concorso letterario qua e là, l’ultimo ad esempio un anno prima della Maturità, quello europeo patrocinato dall’Università di Messina dall’inquietante titolo: “Le madri che uccidono i figli”. Era il periodo in cui tenevo anche una rubrica in una radio, che avevo chiamato Tana libera tutti proprio per intendere uno spazio aperto a chiunque, come un festoso gioco collettivo di comunicazione. E, ora che ci penso, era proprio in quei giorni che giravo il mio primo cortometraggio (Liberi!, una decina di minuti con un montaggio francamente imbarazzante, ma con l’intento ben più nobile di ricordare la storia inedita di un partigiano, raccontataci da sua sorella) e mi preparavo allo spettacolo Pagine di vita (regia di F. Stajano, allieva del grande Vasilicò. Scrissi anche una parte della sceneggiatura, ed interpretai un’Ofelia impazzita e disperata che alla fine m’è rimasta dentro al cuore).

Se vi fate un giro in libreria, nel Noir Book 2007, ediz. Robin, trovate delle mie recensioni e interviste stile black/noir, mentre nell'antologia in uscita Famiglie Assassine, ed. Statale 11, scalpita irrequieto un mio racconto.

Fra i vari blog curati finora (da Se una notte d'inverno uno scrittore su Radiomontecarlo.net a Filmblog Gp), ha resistito negli anni solo questo. E' un blog personale, non un diario, ma uno spazio anarchico e ribelle in cui esprimersi liberamente, sconfinando nell’irrazionalità e scivolando nelle emozioni quotidiane. Un tentativo spudorato di urlare d'un fiato tutto quello che mi passa per la testa, così come viene. Genuino, sincero, intenso: Come un brivido.

Tutto, insomma, sotto un unico minimo comun denominatore, a cui non rinuncerò mai: scrivere. Scrivere. E ancora, scrivere.

 

 

Claudia Catalli

 

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